L’entrata in piega

Ecco come voi smanettoni interpretate e descrivete l’entrata in piega, un momento magico che solo noi motociclisti possiamo capire.

L’attacco - Marco

 

Ok signori...il momento più bello dell'andare in moto è quello della piega; più si piega più è bello.    

Ma come si fa a piegare? O meglio come si fa a sentire il limite di aderenza?

Indubbiamente il contatto gomma-asfalto viene trasmesso attraverso la senzazione che possiamo definire di "pesantezza".

Quest'ultima si manifesta nella resistenza della ruota a variare direzione. Faccioamo un esempio con le 4 ruote: Vi è mai successo di perdere aderenza sull'acqua in frenata o in curva?

In quell'istante lo sterzo diventa leggero e le ruote assumono qualsiasi direzione con un minimo sforzo sul volante.

La stessa cosa è la senzazione di aderenza sulla motocicletta, le cui ruote nel momento in cui perdono aderenza diventano leggerissime.

La qaulità di un "manico" dipende dalla sensibilità con la quale avverte la senzazione di leggerezza, limitando la piega (cioè limitando l'energia controsterzante sul manubrio) o alleggerendo il gas prima che lo sterzo diventi eccessivamente leggero (ciò avviene con la perdita di aderenza sia della ruota anteriore che di quella post.). Dal momento che per tenere la moto in curva si esercita una pressione di controsterzo un ritardo nell'alleggerimento della piega comporta la "chiusura dello sterzo" (sottosterzo rispetto all'asse di percorrenza) se è l'anteriore a scappare o il sovrasterzo se è il posteriore. La perdita giunge sempre improvvisa, ma un "esperto" la sente arrivare con anticipo, il che gli deriva non solo dalla sensibilità ma anche dall'esperienza. Vi è tuttavia un metodo abbastanza facile per sentire la possibilità di inclinazione e consiste nella staccata. Dal momento che in frenata è possibile perdere aderenza per un tempo infinitesimamente più lungo che in appoggio, la regola è questa: forzare la staccata al proprio limite e se la ruota non scivolerà si cerca di trasformate in via più rapida possibile la forza decelerante in forza centrifuga, ciò è più facile quando la manovra di transito da moto dritta a moto piegata avviene rapidamente. Per apparente paradosso dunque sente meglio l'aderenza chi dopo una staccatona sbatte la moto in piega istantaneamente, piuttosto di chi stacca con troppa gentilezza e dopo cerca il limite di aderenza concentrandosi nell'appoggio (con tutte le eccezioni dovute ai vari stili di guida). Personalmente sono caduto solamente nelle occasioni ove ho impostato la curva in piena accelerazione, invece che dopo una staccata; in questo frangente poi la diminuzione del rotolamento della ruota che lavora sulla spalla invece che al centro, determina una aumento avvertibile dei giri motore, incrementando la botta di coppia conseguente). E' ovvio che queste sono solo parole e la migliore scuola resta la pratica, tuttavia quanto sopra può essere un piccolo aiuto per una migliore conoscenza di come si comporta la moto in curva, e con l'esperienza tali pensieri diventeranno automatismi

 

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